Scrittura

La notte degli scudi

08/01/2019

Una ballata dedicata alle vittime della tragedia di Corinaldo (8/12/2018)

Cavalieri, damigelle: venite!
A palazzo vi aspettano: correte!
Saran tre ore di folle baldoria!
Saran tre ore di immemore gloria!
 
Cavalieri, damigelle, orsù!
Che aspettate? La festa è solo quaggiù.
A corte d’altro non si parla.
A corte altro non s’aspetta.
 
Il cavaliere allora si decide,
e sulla tunica il mantello già lo cinge.
Dello scudo bisogno non c’è:
è solo la prima festa dal Re.
 
La damigella lo segue sorridente,
la veste sui fianchi corre veloce e discende.
Il viso da bambina d’improvviso sparisce:
una vera dama finalmente fiorisce.
 
A corte arrivano in fretta,
col passo di chi la gloria aspetta,
col pensiero del passo più veloce,
con l’ardore dell’età più audace.
 
L’ingresso varcano stretti,
al sogno entrambi son diretti.
Questo giorno han sempre sognato.
Questo giorno finalmente è arrivato.
 
Ma la gloria non hanno trovato,
in quel posto voluto dal fato.
Un tradimento inatteso e deciso,
li ha presi e recisi, d’improvviso.
 
Il nemico a Corte han trovato!
Vergogna, han subìto un losco agguato!
Non può, non deve esser vero,
che li han traditi così indifesi: non è vero.
 
Ma la vendetta è un boccone dolce solo al primo affondo,
e l’amaro reca ben più in fondo.
Dunque si decise tutti uniti
di punire sì, ma senza lutti infiniti.
 
E di quella notte buia e disonesta
ricordiamo ancora tutti quelle gesta.
Dei cavalieri e delle damigelle,
che senza scudi guardaron le stelle.
 

© 2019 Gianluca Sposito – Tutti i diritti riservati