Scrittura

Essere o non essere…

09/04/2019

Com’è noto a molti, convivo dalla nascita con un cognome o non compreso o confuso o accentato in maniera scorretta. Oggi credo sia arrivato il momento di fare chiarezza. Partiamo dal problema: “Esposito” e “Sposito” sono due dei cognomi più diffusi nell’area campana. Vediamo come e perché sono in realtà la stessa cosa.

1) Gli “Esposito” derivano dall’essere – i capostipiti – figli abbandonati, accolti da enti di carità tramite il sistema della cosiddetta “ruota degli esposti” (dal latino “expositus”, esposto – la ‘ruota’ era un meccanismo girevole, di forma cilindrica diviso in due parti: una si affacciava sulla strada, dove era protetta da uno sportello; l’altra era rivolta verso l’interno dell’istituto di carità. I neonati venivano depositati nella parte esterna, dove era presente una campanella da far suonare per avvertire dell’avvenuto abbandono). All’ospedale dell’Annunziata (a Forcella, nel cuore di Napoli) il 1° gennaio 1623 è stato registrato il primo trovatello con il cognome Esposito, cognome che è oggi il più diffuso in Campania. Tuttavia, il cognome era già utilizzato prima d’allora in Catalogna (Spagna): la famiglia Esposito era infatti una famiglia nobile che ha risieduto nel Regno di Napoli ed alcuni suoi cavalieri hanno partecipato nel 1184 alla conquista di Ibiza insieme a Ramón Berenguer III.

2) “Esposito” in dialetto partenopeo è però spesso pronunciato “Spòsito”, senza la ‘E’ iniziale. Questo porta chiaramente a delle confusioni di tipo ortografico, soprattutto quando una persona è semianalfabeta. Poniamo il caso del frequentissimo “Pasquale Esposito”: secondo le indicazioni di cui sopra sarebbe pronunciato “Me chiamme Pasqual(e)spòsito”. Ecco dunque spiegata la nascita della variante “Sposito”, che per naturale accentazione della lingua italiana e napoletana (che raramente vogliono l’accento sulla prima sillaba) diventerà poi “Sposìto”.

Dunque, la pronuncia sdrucciola (cioè sulla terzultima sillaba: “Spòsito”) è etimologicamente e foneticamente errata. E personalmente fastidiosa.

Dunque, “Me chiamme Gianluca Sposìto” – l’ortografia italiana non prescrive l’accento grafico, se non nelle parole tronche o ossitone (accentate cioè sulla vocale finale), ma io sono costretto a fregarmene!