Scrittura

Camilleri e il dialetto: quella lingua che offre le parole giuste al momento giusto

17/06/2019

In queste ore drammatiche per il grande Andrea Camilleri e per tutti gli italiani (e non solo) che amano le sue storie ed il suo linguaggio, mi è scivolato tra le mani un libro dialogico che si legge d’un fiato (126 pagine), “La lingua batte dove il dente duole” (Laterza, 2013).

Un confronto sulle questioni del dialetto e del suo rapporto con l’italiano tra Andrea Camilleri e Tullio De Mauro.  Quindi, da una parte lo scrittore perfettamente consapevole del fatto che il dialetto arricchisce la lingua della nazione e dall’altra l’accademico che ha radiografato l’uso dell’italiano.

Una conversazione molto brillante, animata al fine di difendere un imputato d’eccezione: il dialetto. Condannato nell’Italia ottocentesca e invece poi riabilitato in anni più recenti.

Riabilitato quale «lingua degli affetti», «fatto confidenziale, intimo, familiare», come afferma il padre del commissario Montalbano nella sua appassionante perorazione: una lingua che offre le parole giuste al momento giusto, in grado di «esprimere compiutamente, rotondamente, come un sasso» quello che si vuol dire; laddove l’italiano, spesso, non riesce a tirar fuori l’equivalente.

Articolo integrale su www.retorica-mente.it

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