Scrittura

“A proposito di quattro commedie di G. Sposito”

06/04/2020

Pubblico, con grande piacere, la recensione che la scrittrice italo-russa Olga Korotkova-Turco ha dedicato a quattro mie commedie (due ancora inedite). Tranquilli: non “spoilera”…

“Un moderno Eduardo De Filippo (ma con una “spruzzatina” di assurdo), un moderno Franz Kafka (ma senza la sua cupa visione del mondo), un moderno Cechov (quello tanto per capirci dei suoi tre gioielli comici: “L’orso”, “La domanda di matrimonio” e “L’anniversario”), un moderno Friedrich Nietzsche (ma senza il suo pessimismo) e infine un moderno Sigmund Freud (però con una buona dose di humour).

Così mi sono apparse e sembrate le sfaccettature del talento di Gianluca Sposito, un astro nascente nel panorama della commediografia italiana, dopo aver letto le sue (prime, spero) quattro commedie, due delle quali già pubblicate nella serie “Teatro da leggere”, Edizioni INTRA.

La letteratura deve divagare e divertire. È una verità assiomatica. E Sposito è “divertente”! Dopo aver iniziato a leggere una qualunque delle sue commedie, non si riesce a rimandare il resto della lettura “a domani”, ma si vuol sapere ansiosamente: cosa succederà nella prossima pagina? Un lettore navigato, naturalmente, presuppone che un drammaturgo così capace sappia sicuramente sorprenderlo con un finale inaspettato. E magari comincia persino a cercare di indovinare quale sarà in concreto questo finale. Ma Sposito lo spiazza: il suo finale sarà ancora più inaspettato di quello che il lettore presume. Quest’ultimo però è soddisfatto, come uno scacchista dilettante che sia stato appena battuto sì, ma da un campione del mondo di scacchi.

Le commedie di G. Sposito non si somigliano fra di loro. Fra di esse ve n’è anche qualcuna soffusa di tristezza, dove a tratti al posto dell’humour c’è dell’ironia, e talora della satira. Ve n’è anche di filosofiche. Ma tutte parlano di un qualche amore. In tutti i sensi che ha questa parola, ivi incluso l’amor di patria, sia quella con la maiuscola che quella con la minuscola.

Questo commediografo è riuscito a scavare nella psicologia dei rapporti fra uomo e donna, e sembra essere a suo agio nell’illustrare gli “scogli subacquei” che ci sono nei rapporti coniugali. E queste sue conoscenze ce le mostra e dipinge, ma senza l’enfasi traumatica che fu di Dostojevskij, bensì con un filo di discrezione e humour, il quale consente di tutto sdrammatizzare. Peraltro, di questo humour ce n’è per tutti i gusti: freddure per gli intellettuali, giochi di parole per un pubblico generalmente ben istruito, e commedia degli equivoci per il godimento di tutte le categorie.

D’altronde, Sposito si solleva al di sopra delle sue stesse nozioni sull’uomo e si tuffa in quel gorgo oscuro che potremmo definire, alla Turgheniev, “Padri e figli”. Chi ha ragione in una famiglia, quando in fondo ciascuno ha a suo modo ragione? Ecco la questione delle questioni! Sposito compie una ricerca in questa direzione ed esce felicemente da quel gorgo, nel quale affogano molti psicologi e psicoanalisti. A salvarlo è la sua naturale bonomia, quella particolarissima forma di indulgenza verso le debolezze umane che è un tratto così piacevole del carattere nazionale italiano, e qualche volta – va detto – si salva anche con una buona dose di sano sarcasmo.

Nei suoi eroi riconosciamo noi stessi. Nello scoprirlo esclamiamo: Ecco come siamo, ma guarda un po’! Ma grazie a Dio, quasi tutti i suoi personaggi sono – ciascuno a modo suo – simpatici. E allora, pensiamo: beh, dunque anche noi non siamo poi così malaccio, in linea di massima. Hurrah! Eppure, eppure, eppure…Nonostante ciò, – ci diciamo – cerchiamo di migliorarci ancora, sforziamoci di non commettere quegli errori stupidi o fatali, che commettono i suoi personaggi. In fondo lui li disegna copiandoci. “Umano, troppo umano”, ci difendiamo, auto-giustificandoci e riparandoci dietro questo titolo-slogan, regalatoci da Nietzsche. In aggiunta, potremmo ripetere la battuta del suo indispettito eroe, Luigi, personaggio principale dell’”Esame”, forse la più “filosofica” delle sue commedie: “Chi sono i giudici?” Per quanto mi riguarda, posso dire che per me, nata russa in Russia, è particolarmente gradito constatare che sia stata per così dire “trapiantata” sul suolo italiano questa domanda posta due secoli fa da Aleksandr Ciazkij, protagonista del capolavoro di Aleksandr Gribojedov, la commedia “L’ingegno che guaio”. Vuol dire che questa domanda non è appassita, è rimasta attuale!

Così, involontariamente, anche noi cominciamo a riflettere al senso della vita. A ciò ci spinge dolcemente, senza importune insistenze, lo stesso autore. Senza insistenze, se non altro perché anche noi vediamo bene che lui stesso si sforza di risolvere l’enigma, letteralmente “sotto i nostri occhi”. Ed è un po’ come se ci chiamasse ad assisterlo, ad aiutarlo in questo sforzo. E a dialogare con lui.

Certi amici mi chiedono di dare il mio parere indicando quale sia la sua commedia migliore. È un compito arduo. Se non altro perché t’innamori sempre di quella che leggi in quel determinato momento. Supponiamo per un attimo che “Voglio giustizia!” sia la vetta della sua creazione (in essa c’è quel tanto di assurdo che alla fine dei conti si rivela essere tangibile realtà). E allora come la mettiamo con la fantasmagoria de “L’esame” (qui c’è la ricerca del senso della vita e quelle “eterne” questioni, così care proprio alla nostra “anima russa”)? Del resto, nemmeno “Il coraggio dei disgraziati” potrei in coscienza porlo al secondo posto (essa tocca il problema della solidarietà, persino il famigerato appello di Karl Marx ai “proletari [=disgraziati] di tutti i paesi” era diretto a far si che essi “si unissero”, e non lottassero fra di loro per un posto al sole). Ma anche “0081” a me sembra un capolavoro (qui l’Autore dimostra di conoscere le sottigliezze, gli aspetti più nascosti e meno confessabili della vita diplomatica, senza dimenticare di canzonare amabilmente il famoso “campanilismo” italiano, ma facendolo in un suo modo familiare, con bonomia, all’italiana).

Quanto mi piacerebbe analizzare, “smontandole” come un meccano, le sue commedie! Riflettere insieme a voi sui modelli dei suoi personaggi. Ma, se lo facessi, dovrei rivelare il contenuto delle sue opere e così privarvi del piacere di scoprire i mondi, piccoli e grandi, creati dall’Autore. Preferisco farlo quando esse saranno tutte degnamente rappresentate e quando le avrete lette nella collana “Teatro da leggere” o ammirate sul palcoscenico. Leggetele, guardatele, non ve ne pentirete!”

Olga Korotkova-Turco

© Olga Korotkova-Turco, 2020